I colliri e le mascherine

I colliri e le mascherine

Quando non è richiesto da particolari situazioni, o meglio, da specifiche malattie, non si devono mai utilizzare colliri curativi, perché usati impropriamente possono provocare guai da non sottovalutare (per esempio quelli al cortisone, adoperati male e in quantità eccessiva, possono perfino favorire il glaucoma). Per decongestionare gli occhi quando ce n'è bisogno e mantenerne la perfetta idratazione senza rischi, l'ideale è ricorrere ai colliri a base di principi naturali, privi di controindicazioni.
Sono ottime, come abbiamo già detto, le cosidette lacrime artificiali, che contengono acqua, acido ialuronico e mucina, una sostanza a base proteica che è presente naturalmente anche nella cornea, cove costituisce una sorta di base per la bagnabilità. Anche questo tipo di collirio, comunque, quando esiste un problema di vera secchezza oculare va impiegato correttamente, non per evitare effetti collaterali (che non ha), ma perché sia efficace. L'ideale è iniziare con un'applicazione ogni una o due ore per almeno cinque giorni consecutivi (di più se la secchezza è accentuata), passando poi a un intervallo di quattro-sei ore. Per l'applicazione, si allontana delicatamente il bordo della palpebra inferiore dall'occhio, si versa una goccia nella sacca che viene così a crearsi, si chiude lentamente l'occhio, lo si riapre e chiude rapidamente per poi tenerlo chiuso per 30 secondi.

Altreattanto innocui, benché afficaci contro arrossamenti e senso di affaticamento, sono i colliri a base di camomilla (calmante) o di euphrasia, una pianta medicamentosa dotata, tra l'altro, di azione astringente, antibatterica e antinfiammatoria. Per lenire arrossamenti e sensazione di bruciore possono risultare utili anche le mascherine riposanti, già pronte per l'uso, che si trovano in farmacia: sono a base di piante con azione decongestionante, come l'hamamelis, e realizzate in tessuto-non tessuto ipoallegenico.

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